Il senso del Palio dell'Assunta 2015 e della mostra.


MARIO VESPASIANI
Il senso del Palio dell'Assunta 2015 e della mostra.

Quando ho ricevuto l'invito a dipingere il Palio dell'Assunta mi è stato detto: sono circa quattro anni che circola il tuo nome e questo è quello buono. Ho accettato senza esitare e pensare ad altro, evidentemente prima non ero pronto.
Mi sono messo all'opera con largo anticipo, tenendo presente un solo elemento: la componente mistica del colore.
Il colore che nella sua brillantezza e nei suoi contrasti doveva rappresentare ancor più la mia cifra espressiva, il mio tocco e con esso il senso d'ascensione verso il cielo dei beati, verso l'Empireo.
La commissione richiedeva una serie di vincoli, quali la riconoscibilità della figura di Maria, almeno un elemento identificativo della città, i simboli delle contrade e per finire i cavalli della corsa: potete intuire dunque i condizionamenti nel concepire un'opera che fosse originale.

Così ho fatto un ragionamento inverso: l'originalità doveva venire dall'esterno, dall'umanità: della Madonna, mia e degli spettatori.
Ho guardato l'iconografia tradizionale dell'Assunta e allo stesso tempo i drappi realizzati in passato, anche quelli di Siena dato che si ripetono anche il giorno del mio compleanno, notando alcune singolarità: la prima, quando il Palio conteneva tutti gli elementi mi lasciava l'impressione di un lavoro didascalico, preciso ma frenato come un collage, a cui veniva meno ogni carica spirituale. Seconda quando al contrario tendeva verso l'astrazione mi risultava troppo forte la presenza dell'autore, da far sembrare l'opera, un quadro come tanti della produzione.
Ho pensato così ad un evento vero e proprio, senza precedenti: tra figurazione e astrazione, arte e vita, tra la grande storia culturale della Città e quella di fede che emanano le sue vie, che puntano in alto e che io e Mara abbiamo percorso.
Immaginando una serie di opere verticali totalmente astratte, nate da una mia passeggiata una notte piena di stelle e lucciole che, come le strade di Fermo, dava il senso ripido di ascesa verso un cielo diverso per tutti ma che non esclude nessuno.
Ho ideato una mostra specifica, in cui l'assenza di figure fungesse da luogo dell'anima aperto a tutte le religioni, da vivere in silenzio. Meditativo e sacro che si sarebbe completato la settimana seguente con l'arrivo del Palio, simbolo della nostra identità cristiana, sostituendo l'unica opera circolare.

Allora il Palio non mi lasciava scampo. Doveva essere per forza una scarica, potente e regale, essenziale e glorioso, mantenendo però nello sguardo un qualcosa di quotidiano, di accessibile.
Ho scelto Mara come protagonista nel ruolo della Vergine perchè quell'umanità di cui parlavo sopra, doveva avere una presa con la vita reale, con la credibilità di un volto che è presente in mezzo a noi, così come lo sono le anime che i nostri occhi non sanno vendere e come i santi che erano uomini Veri, lontani dai feticci di quelle riproduzioni seriali con lo sguardo vuoto.
Poi ho aggiunto simboli che ognuno dovrà decifrare: i cavalli di due razze disposti di spalle, la porta aperta del duomo, la briglia nella mano destra, il vortice, poi i quattro elementi di cui fuoco, terra e acqua nella pare bassa e i colori delle contrade nelle macchie e non nei simboli che prevalgono sull'altro secondo un certo ordine.

In un momento in cui l'arte contemporanea è vittima delle lobby e delle speculazioni e l'arte sacra è succube di una pastorale timida e di codici abusati, ho pensato, essendo uno dei più giovani artisti chiamati dalla commissione e uno dei più indipendenti della scena italiana, di avere l'occasione per spingere il passo su strade inesplorate ma comprensibili, invitando, con opere e presenza reale, tutta la comunità a sentirsi unita, sotto cieli stellati.

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